
L’orientamento psicodinamico riconosce l’esistenza di un funzionamento mentale “inconscio”, ossia non consapevole.
Sensazioni ed emozioni passate possono influenzare il nostro comportamento attuale senza che ce ne accorgiamo.
Una parte fondamentale del lavoro psicoterapeutico sarà quindi orientata a recuperare i vissuti emozionali del passato ed evitare che continuino a condizionare la nostra esistenza.
Questo tipo di lavoro psicologico è certamente il più “intenso” e prevede un’analisi profonda alla scoperta delle “diverse parti di sé”, del proprio passato e del proprio presente e del rapporto tra il proprio mondo interno e quello esterno attraverso tutte le sue numerose relazioni.
Durante il percorso psicodinamico, la persona recupera la propria “autenticità” accettando la propria completezza, fatta di tante parti, a volte anche in conflitto tra loro, con lo scopo di raggiungere una maggiore integrazione e un maggiore equilibrio.
Per quanto riguarda lo svolgimento delle sedute, lo strumento principale rimane il colloquio faccia a faccia.
Una psicoterapia ha una durata variabile che oscilla da qualche mese a qualche anno a seconda dei casi, della complessità del problema e dei tempi del paziente.
Ogni colloquio, dipendentemente dalle esigenze del paziente, può contenere aspetti più espressivi (conoscenza ed elaborazione di parti di sé) e/o di sostegno (legati ad affrontare reali situazioni della vita quotidiana).
Gli incontri sono una volta a settimana, ma in alcuni casi, in cui lo si renda necessario o lo si concordi, anche una volta ogni due settimane.
Ogni incontro ha una durata di un’ora.
Il colloquio psicodinamico si fonda sul riconoscimento del ruolo che le rappresentazioni giocano nelle dinamiche psicologiche e interpersonali: di qui l’attenzione dello psicologo per il mondo dei significati e non per il mondo delle cose.
Nel lavoro psicologico, il colloquio non ha solamente la funzione di informazione, ma anche di formazione del vissuto; l’interesse si sposta dagli eventi al senso ad essi attribuito.